Puntate

15/11/12 – Contro gli allevamenti di visoni

Servizio e intervista a cura di Valentina Reggioli

“Born to be wild”, nati per essere selvaggi e liberi, come è nella loro natura, e non per finire scuoiati. E’ lo slogan coniato per i visoni di Montirone, allevati – in provincia di Brescia – dalla famiglia De Poli-Bellina nella ex Fioreria di via Palazzo, un tempo agriturismo e dal 2010 fabbrica di animali da pelliccia la cui attività è attualmente sospesa.

Sabato 10 novembre nel paese bassaiolo si sono dati appuntamento centinaia di animalisti, che per chiederne la chiusura hanno sfilato 3 ore sotto la pioggia. Dopo la manifestazione che si era tenuta a settembre, il bis questo mese non è casuale: “A metà novembre si conclude il ciclo vitale dei visoni – spiega Giancarlo Paderno, Animal Amnesty – ossia gli animali da qui a Natale vengono uccisi. Altro che conclusione degli svezzamenti come ha sostenuto l’azienda per ottenere la sospensiva del Tar. Quelli avvengono in primavera. Le torture iniziano con la privazione del cibo, così che con il freddo sono costretti a potenziare il pelo, e finiscono con il gas”.

Abbiamo parlato con Mariangela Corrieri, rappresentante della Lav per Firenze e provincia che ha partecipato al corteo. Ci ha raccontato degli applausi della popolazione, stanca di avere nel proprio comune uno stabilimento di morte. E della possibilità che l’attuale sospensiva si tramuti in definitiva a causa della vicinanza della fabbrica alle abitazioni cittadine. In piazza hanno sfilato molti residenti di Mortirone contrari al lager, chi per motivi etici, chi per gli odori molesti che a certe ore chiudono in una cappa irrespirabile la zona. Dopo una pioggia di proteste nel giugno 2012 il sindaco Francesco Lazzaroni aveva emanato una ordinanza di sgombero. L’azienda, a meno di 50 metri dalle prime case, si è scoperto che non sarebbe a norma con le distanze di legge. L’impugnazione davanti al Tar è sfociata in una sospensiva fino a fine novembre. A gennaio l’udienza di merito.

A livello mondiale, il business delle pellicce comporta la sofferenza e la morte di circa 70 milioni di animali l’anno. L’approvvigionamento avviene per l`85% attraverso gli allevamenti e per il 15% da catture in natura. Dagli allevamenti europei provengono il 60% delle pellicce commercializzate nel mondo, più del doppio della produzione cinese (25%). “I metodi usati sono quelli industriali – spiegano i promotori della campagna – che consentono di massimizzare il profitto senza alcun rispetto per il benessere degli animali, che trascorrono l’intera vita in gabbie anguste e poi vengono uccisi, di solito col gas, e scuoiati”.

Il video realizzato dal movimento “La Coscienza degli animali”, che illustra questa triste realtà, accompagnerà l’invito alle donne a non acquistare un capo che ha procurato tanta sofferenza ad esseri viventi e senzienti. E se è vero che attualmente in Italia esistono soltanto 10 allevamenti (circa un decimo di quelli presenti fino ad una trentina di anni fa), quello delle pellicce è un mercato che si ricicla: non più pellicce intere ma colli, manicotti inserti di ogni tipo. Che certo non causano minor sofferenza agli animali. Si tratta di una vergognosa strage perpetrata in nome del lucro, del capriccio e della vanità. E’ giusto che le donne italiane siano consapevoli del ‘costo’ in termini di sofferenza che una pelliccia comporta. Del resto, secondo il rapporto Eurispes 2011, l’83% degli italiani disapprova l’uso delle pellicce”. Bellezza ed eleganza non hanno niente a che vedere con le pellicce. Anzi, diventano una vergogna se la sofferenza degli animali ne è il presupposto. Diciamo alle donne italiane: non vestitevi di cadaveri!

Ma c’è anche una buona notizia: il comune di Noceto in provincia di Parma, vieta l’allevamento di visoni. Per la prima volta in Italia un’amministrazione comunale stabilisce il divieto di allevamento di animali da pelliccia nel proprio territorio. L’ordinanza votata all’unanimità lo scorso 5 novembre dal Consiglio Comunale porterà quasi sicuramente alla chiusura dell’allevamento aperto lo scorso giugno da una ditta di Bolzano nelle campagne di Noceto piccolo comune in provincia di Parma. All’interno dell’allevamento, già sanzionato dalla stessa amministrazione per ‘non aver notificato l’apertura dell’attività’ sono presenti 3.796 visoni in 960 gabbiette.

Come si legge dalle dichiarazioni della coordinatrice provinciale Federica Barbancini, le motivazioni di questa storica decisione sono prettamente di carattere etico. «Ieri sera il consiglio comunale di Noceto ha votato all’unanimità il punto all’ordine del giorno che prevede l’ “adozione di un Regolamento per la tutela ed il benessere degli animali” e che in particolare al punto 11 cita testualmente il “divieto di allevamento di animali da pelliccia”. Il voto favorevole è scaturito da una profonda discussione fra le singole parti, in quanto nei confronti del tema, le sensibilità sono risultate diverse, ma alla fine si è giunti all’approvazione unanime, motivata dalla necessità sentita da tutti, di porre una sempre maggiore attenzione all’ambiente che ci circonda ed agli esseri viventi che lo popolano.»

Apprendiamo questa notizia positiva constatando una crescente sensibilità anche da parte delle istituzioni verso gli animali, prese di posizione scaturite indubbiamente dal forte dibattito che la nostra società si sta ponendo sulla possibilità di costruire una società umana che non sfrutti gli animali. Ci auguriamo che questo sia il primo input per un’abolizione totale degli allevamenti di animali da pelliccia in tutto il territorio italiano primo segno di una posizione etica che ogni attività dovrebbe conquistare. Non esiste attività umana, funzione, lavoro, che non escluda l’etica per una logica convivenza tra l’uomo e tutto ciò che lo circonda. (dal sito http://www.essereanimali.org)

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Informazioni su Restiamo Animali

Trasmissione su Controradio, in onda dal 4 marzo 2012

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